A volte evaporo in una bolla di sapone, questa sono io. Forse perchè so che in fondo scrivere per me è solo un sogno un utopia, non son capace. A volte capitano periodi che mi deviano e così abbandono il mio sogno: "la scrittura", a volte ritorno perchè come dice un proverbio: "la lingua batte dove il dente duole".
CONDIVIDO!
A volte si apre la scatola dei sogni, ne estraiamo uno e lo imprigioniamo tra le pagine di un libro. Patty C.
venerdì 2 agosto 2013
lunedì 18 febbraio 2013
Antonio & Gaia*
Antonio e Gaia due ballerini
campioni da piccolini.
Quando ballano fanno sognare
anche se a volte li vedi sudare
Gaia ,bella, brava e sensuale
tutto questo grazie ad Ale.
Antonio bello, bravo e passionale
con la voglia sempre di ballare.
Quando vai al Tupparello
guardarli è proprio bello.
Ogni volta è un emozione
e il cuore ti va in fibbrillazione.
Sulla pista li vedi volare
e i giudici sanno già che voto dare.
Mamma e papà li gurdano fieri
perché i loro figli sono proprio dei guerrieri.
Quando ballano sono dei tosti
e arrivano sempre ai primi posti.
Gaia e Antonio continuate a ballare
perché il vostro sogno si potrà avverare…
*Dedicato a :Antonio e Gaia, (amici di mio figlio) due gemelli e vice campioni italiani di ballo latino Americano
martedì 12 febbraio 2013
sabato 9 febbraio 2013
La fabbrica di cioccolato
Ogni sera quando "cerco" di scrivere, mio figlio il grande di 11 anni, anche lui amante dei libri, mi fa sempre la stessa domanda: "mamma perchè non scrivi un libro dedicato ai ragazzi, così posso leggerlo anche io?"
Ogni volta che sento questa domanda mi stuzzica la mia fantasia, e avrei subito voglia di aprire il foglio word e iniziare un bel libro per ragazzi. Come vi ho spiegato sono una che fa parecchi errori, ma di fantasia ne ho da vendere. Voi avete mai scritto libri per ragazzi? Avete mai avuto la voglia di farlo? Non amo i libri dove posso trovare Elfi, Draghi, Vampiri e personaggi strani, ma amo libri di fantasia dove alla fine ti lasciano un segno, ti fanno capire il senso della vita, gli errori, l'amore...l'amicizia.
Vorrei scrivere un libro come quello che scrisse Dahl "La fabbrica di cioccolato", lo avete mai letto? O vi siete mai visti il film.? Non so il perchè ma questo film mi ha proprio colpita.
Oggi cercando su internet qualcosa su questo libro ho trovato una graziosa recensione scritta da una ragazzina (Elisabetta) la cito qui:
Ogni volta che sento questa domanda mi stuzzica la mia fantasia, e avrei subito voglia di aprire il foglio word e iniziare un bel libro per ragazzi. Come vi ho spiegato sono una che fa parecchi errori, ma di fantasia ne ho da vendere. Voi avete mai scritto libri per ragazzi? Avete mai avuto la voglia di farlo? Non amo i libri dove posso trovare Elfi, Draghi, Vampiri e personaggi strani, ma amo libri di fantasia dove alla fine ti lasciano un segno, ti fanno capire il senso della vita, gli errori, l'amore...l'amicizia.
Vorrei scrivere un libro come quello che scrisse Dahl "La fabbrica di cioccolato", lo avete mai letto? O vi siete mai visti il film.? Non so il perchè ma questo film mi ha proprio colpita.
Oggi cercando su internet qualcosa su questo libro ho trovato una graziosa recensione scritta da una ragazzina (Elisabetta) la cito qui:
Oggi vi voglio presentare un libro molto speciale,
bello a tal punto che lo definirei eccezionale.
Parla di un uomo con una fabbrica fantasiosa
che produce cioccolato ed ogni tentazione golosa.
Il suo nome è : “La fabbrica di cioccolato” di Roald Dahl.
Il protagonista è un uomo strano, buffo e intelligente;
si chiama Willy Wonka: ha un sorriso assai splendente.
Per un furto di ricette interrompe la produzione,
ma, poco dopo, la riprende senza dare spiegazione.
Nessuno entra o esce dalla misteriosa fabbrica,
che comunque riceve ed esegue ordinazioni a raffica.
Poi, Willy, nelle cioccolate, nasconde cinque biglietti:
il premio è una giornata nella fabbrica di dolcetti.
Quattro bambini vincono; uno più sgarbato dell’altro,
il quinto vincitore, invece, è gentile, umile e scaltro.
Nella fabbrica alcune caramelle non si possono mangiare,
ma i cinque fortunati le vogliono comunque assaggiare.
I ragazzi devono inoltre esplorare le stanze segrete,
ma arrivare alla fine non è così semplice come voi credete;
uno dei cinque concorrenti riesce nell’ardua impresa,
per questo Willy lo premia con una ricca sorpresa .
Qual è il finale di questa storia adatta a grandi e piccini?
Cercatelo in biblioteca, tra i libri per ragazzi o bambini.
Vi consiglio questa lettura: la trama è davvero originale,
il linguaggio è divertente, semplice, ma senza essere banale.
Navigando ancora ho trovato quello che stavo cercando, il senso del libro:
Da Rosenkreuz a Charlie Bucket.L’Alchimia della Fabbrica di Cioccolato. Settembre 2008
"La Fabbrica di Cioccolato" (2005) é un film per ragazzi a dir poco originale, basato su un romanzo altrettanto bizzarro, opera dello scrittore e aviatore britannico Roald Dahl (1916-1990).
Cosa ci fa, direte voi, “La Fabbrica di Cioccolato” in un articolo della mia rubrica sulla simbologia? Semplice: i racconti per l’infanzia sono spesso intrisi di simboli esoterici di grande spessore. Era così per le fiabe popolari, al tempo dei fratelli Grimm, ed è così oggi, negli anni dei lungometraggi Disney. Non a caso Walt Disney era un massone…
Perché poi associare il nome di Charlie Bucket, protagonista di questo film, al fondatore dei Rosa+Croce? Altrettanto semplice: ho già citato l’importanza dell’opera di Rosenkreuz nel contesto della letteratura alchemica (cfr. “Le Nozze Chimiche di Renzo e Lucia”), e guardacaso moltissimi dei topos ermetici che compongono le “Nozze Chimiche”, si ritrovano, neanche troppo velati, nel romanzo di Dhal e nell’omonimo film di Tim Burton.
La trama della storia: «Charlie Bucket è un bambino che abita insieme ai quattro nonni e ai genitori in una casa di legno. A causa della estrema povertà della sua famiglia Charlie si ciba solamente di cavoli e solo per il suo compleanno riceve in regalo una tavoletta di cioccolato. Nella città del ragazzino è presente la più grande fabbrica di cioccolato del mondo,posseduta dal signor Willy Wonka,che anni prima a causa di spie mandate dagli altri produttori di dolciumi licenziò gli operai e chiuse la fabbrica. Misteriosamente, dopo qualche tempo,lo stabilimento rientrò in funzione senza che gli operai venissero riassunti. Si scoprirà in seguito che Wonka ha sostituito tutti gli operai con gli Umpa-Lumpa, creature esotiche simili a dei nani. Il signor Wonka bandisce un concorso: chiunque trovi uno dei cinque biglietti d'oro sparsi in tutto il mondo e nascosti nelle tavolette di cioccolato è invitato a trascorrere una giornata nella fabbrica e a ricevere una scorta vitalizia di dolci. I fortunati sono Augustus Gloop (un bambino grassissimo), Veruca Salt (viziata orribilmente dai genitori), Violetta Beauregarde (che mastica la stessa gomma da tre mesi) e Mike Tivù (teledipendente). Charlie, dopo due tentativi falliti di trovare il biglietto d'oro, trova un soldo per strada e corre a comprarsi una tavoletta di cioccolato nella quale trova proprio l'ultimo biglietto. Insieme a nonno Joe Charlie vivrà tantissime avventure all'interno della fabbrica di cioccolato...» (da Wikipedia). Durante la visita della fabbrica, avviene una sorta di “selezione” fra i cinque bambini, che verranno tolti di scena uno alla volta, tranne Charlie, al quale Willy Wonka proporrà di diventare l’erede della suo impero del cioccolato.
Iniziamo con l’analizzare il nome del protagonista, Charlie Bucket. Charlie, o Charles, corrispondente dell’italiano Carlo, deriva dal nome francone Karl, a sua volta originato dal germanico Karla, con il significato di “Uomo” o, più avanti nei secoli, di “Uomo libero” (ovvero non soggetto ad alcuna forma di schiavitù). Se la nostra lettura è finalizzata a comprendere l’aspetto iniziatico del racconto, comprenderemo che qui si parla dell’Adam Kadmon, l’essere umano in sé e per sé, franco, libero da ogni appartenenza: potremmo dire l’uomo “ontologico”.
Bucket indica, in inglese, il secchio, o l’idea di “attingere”. Diciamo innanzitutto che il secchio fa parte del ricco apparato di strumenti rappresentati nel laboratorio degli Alchimisti, e a livello concettuale non è molto distante dall’alambicco: Charlie (Uomo) Bucket (secchio) è l’Uomo Alambicco, l’Uomo Vaso (Vas Hermetis), l’Uomo Ricettacolo. È anche l’Uomo “che attinge”, se pensiamo a Bucket come all’idea di attingere l’acqua sorgiva dell’interiorità, l’acqua viva, del “pozzo spirituale”.
Questo “Uomo ricettacolo” o “Uomo che attinge”, è chiamato a compiere un viaggio. Nel caso di Charlie si tratta della visita ad una fabbrica di cioccolato. Nel caso di Rosenkreuz si parla invece del castello del Re e della Regina alchemici.
Tanto Bucket che Rosenkreuz sono fra i pochissimi scelti per intraprendere questo viaggio, il che indica la rarità del sentimento che spinge gli esseri umani alla Grande Opera, sentimento che potremmo anche chiamare “vocazione”, senza con ciò volergli dare una connotazione religiosa. Non ritengo che siano in pochi a “poter” compiere il cammino ermetico, quanto piuttosto che questa strada sia imboccata da poche persone alla volta, in relazione alle necessità del loro grado di sviluppo interiore. In altre parole l’Opera è vissuta come una necessità solo da chi è giunto ad un certo punto del proprio cammino nell’esistenza, e non è che l’ultima di una lunghissima serie di necessità non meno importanti per la formazione della Coscienza.
La “vocazione” per l’Opera è rappresentata simbolicamente, ne “La Fabbrica di Cioccolato”, dai biglietti d’oro nascosti da Wonka nelle tavolette; mentre ne “Le Nozze Chimiche”, assume le sembianze di una donna-angelo messaggero che consegna a Rosenkreuz una lettera d’invito, un bigliettino tanto pesante che sembrava “d’oro puro”.
Questo “oro trovato nel cioccolato”, non è forse come dire, alla maniera dei testi alchemici, “oro trovato nel piombo” (inteso come materia grezza di partenza)? Un altro legame con la Materia Prima lo si può facilmente ravvisare nel “come” Charlie trova il denaro necessario ad acquistare la fatidica tavoletta contenente il biglietto d’oro: al bambino è sufficiente raccogliere una banconota persa per strada, fra la neve e il fango. Proprio come la Materia Prima, che gli Alchimisti assicurano essere reperibile ovunque gratuitamente, persino “gettata ai bordi strade”, da chi ne ignora il valore… (stiamo parlando di termini metafisici, non di sostanze materiali).
E mentre le avventure di Charlie e degli altri bambini si svolgeranno nei colossali stabilimenti della fabbrica, quelle di Rosenkreuz e degli altri invitati alle nozze saranno ambientate nel castello della coppia reale e nei suoi cortili, torri, giardini, e stanze sotterranee.
In entrambi i racconti i volenterosi neofiti si ridurranno sempre di più al passare di ogni prova cui verranno sottoposti. Tanto nell’uno quanto nell’altro romanzo, la qualità principale che si rivelerà vincente è l’Innocenza. La serena, infantile, appagata, umiltà dell’Innocenza.
Nel fallimento dei quattro bambini possiamo leggere, invece, quattro diversi modi di “fallire” nel proprio avvicinamento alla Pietra Filosofale. Ricordiamo però che non si tratta di caratteristiche congenite alla persona che possono provocare il suo fallimento nell’Opera con carattere definitivo; ma al contrario di situazioni momentanee, soggette all’evoluzione che trasforma ogni cosa.
Il primo bambino a fallire è Augustus. Esso rappresenta l’uomo che non riesce ad elevare le proprie aspirazioni al di là delle necessità legate alla sopravvivenza e all’appagamento materiale (primi chakras). Nel caso di un Iniziato, si tratterebbe di colui che intraprende l’Opera con dei fini materiali, o comunque di quell’Iniziato che non riesce a trascendere dal dominio dell’apparenza. In questo senso andrebbe anche interpretata, credo, la “golosità” punita nel terzo cerchio dell’Inferno dantesco… un tipo di desiderio legato alle manifestazioni sensibili, che tuttavia non si estingue con il venire meno delle condizioni che potrebbero indurlo. In altre parole: la fame del nostro “Augustus” non è data da un’effettiva necessità di sussistenza, ma dal desiderio di ripetere indefinitamente il piacere provato con il momentaneo appagamento di tale brama. Il che di per sé sarebbe un atteggiamento naturale, innato in ogni essere umano, che può diventare un limite laddove rappresentasse l’unico sbocco dei nostri pensieri e delle nostre energie…
Anche Veruca non riesce a trascendere il vortice dei desideri esteriori, soddisfatti i quali non trova comunque autentico appagamento interiore; ma si tratta, a differenza di Augustus, di desideri di altro grado, non più legati alla sussistenza. I desideri della ricchissima rampolla non riguardano più la “fame” fisica. Le sue ambizioni sono legate al possesso, ad “averi” anche inutili. Notiamo, in questo passaggio e questa “trasformazione” del desiderio, un mutamento spontaneo che avviene anche nei bambini nei primi anni di vita: se inizialmente i loro desideri riguardano principalmente la sfera alimentare, in un secondo tempo nasce il desiderio di possesso, di un giocattolo ad esempio, o di una persona in un secondo tempo.
Negli adulti e nell’essere umano in senso assoluto le cose non vanno molto diversamente… una volta soddisfatte e superate le necessità legate alla sopravvivenza si passa a necessità che appaghino il desiderio di “arricchimento” materiale. Nel caso del neofita, Veruca potrebbe ben indicare colui che spera di poter “comprare” la verità, come uno dei tanti beni di consumo…
Violetta, bambina ambiziosa che mastica la sua gomma da tre mesi con l’intenzione di battere un record, rappresenta la volontà egoica e il desiderio finalizzato ora all’aquisizione di potere. Siamo ad un livello di desiderio che non è più materiale ma astratto. Quindi, in senso iniziatico, Violetta è il neofita che intraprende l’Opera al fine di ottenere potere (sia esso vagheggiato come potere magico o come potere in ambito sociale), o che crede di poter imporre la propria volontà al corso del suo sviluppo spirituale.
Mike, infine, é un ragazzino intelligente che conosce moltissime cose: la sua sfera del desiderio è ancora più evoluta rispetto agli altri: egli infatti desidera la Conoscenza. Questo desiderio, di per sé, è l’unico che può condurre alla meta filosofica. Tuttavia, dipende dal come esso viene attuato: Mike si affida alla conoscenza di tipo razionale e culturale. È l’Alchimista che crede di poter ottenere la Lapis Philosophorum dai libri, ma ignora l’intelligenza del cuore, che potremmo definire Saggezza. Positivista, ignora le verità contenute nell’assenza di discorsi e nell’assenza di analisi mentale, non riuscendo inoltre a cogliere la natura spesso paradossale, infantile, fantasiosa e apparentemente illogica dell’Arcano.
Charlie, infine, visita la fabbrica di cioccolato con animo semplice, con l’innocenza di chi sa meravigliarsi di ciò che gli è dato di vedere e apprendere. Non si aspetta nulla, e non spera di ottenere nulla. Gioisce ad ogni nuova stanza dell’immenso stabilimento, nel poter vedere tante cose incantevoli, e nel constatare la maestria e la perizia di chi ha ideato e messo in opera un simile perfetto organismo. Lo stesso atteggiamento che permise a Christian Rosenkreuz di portare a buon fine le sue avventure nel castello…
Vorrei ribadire che qui non si tratta di stabilire atteggiamenti “giusti” o “sbagliati” di porsi alla vita e all’Opera, o di persone “adatte” e “non adatte”. Questi sono giudizi che non andrebbero nemmeno presi in considerazione, poiché figli di un pensiero dualista, incapace di vedere la continuità e l’unità delle cose. Augustus, Veruca, Violetta, Mike e Charlie, indicano dei “momenti” dello sviluppo coscienziale dell’essere umano, dai quali tutti noi siamo passati, stiamo passando o dovremo passare. Sono come gli stadi di sviluppo una qualsiasi creatura vivente… non bisogna attribuire ad essi una scala di valore: sarebbe come dire che un bambino ha meno valore di un anziano… semplicemente un bambino ha caratteristiche diverse da quelle di un anziano, il che determina che i due avranno esperienze diverse.
Non vorrei chiudere l’articolo senza parlare dello straordinario personaggio di Willy Wonka. Il “Re del cioccolato” (come il Re del castello di Rosenkreuz), potrebbe rappresentare il Maestro Alchimista, ad un primo livello di lettura, che deve scegliere a quale neofita trasmettere in eredità le proprie conoscenze… ma anche Dio stesso, se Dio (inteso come Mente origine del tutto e regolatrice degli eventi) è colui che determina chi e quando è pronto a progredire nella Grande Opera. Infine, egli potrebbe chiamarsi Nous, quel nostro Super-Io che è sì emanazione diretta di Dio e con esso identificabile, ma è meno distante ed astratto di quel che di Dio si potrebbe credere…
Ma sui rapporti esistenti fra Io e Dio, come fra quelli che nel racconto di Dahl legano Willy Wonka a suo padre dentista, ci sarebbe molto da discutere… e riguardo al loro rincontrarsi dopo tanti anni di lontananza… come avviene in molti miti, poemi, racconti (e parabole) dall’ermetico messaggio…
Oh, quanto andrebbe detto ancora!... riguardo alla fabbrica e alle sue stanze (e ai paragoni fra queste e le esperienze di Rosenkreuz), o alla natura delle “punizioni” (si fa per dire) inflitte ai quattro bambini (e ai loro palesi rimandi al contrappasso dantesco), o ai dispettosi e bizzarri Oompa Loompa, e alle loro canzoni… o ancora, alle scene di grande impatto simbolico, come il passaggio all’ultima stanza della fabbrica, candida e luminosa, entro la quale si accende un raggio luce tanto potente che, per poterlo contemplare, i protagonisti dovranno indossare degli appositi occhiali scuri... e il “salto” dell’ascensore di cristallo, con cui Charlie viene elevato sino al cielo… quanto si dovrebbe ancora scrivere! Un invito: guardate questo film!
Sebastiano B. Brocchi
Ecco!!! Vorrei scrivere un libro simile a questo...consigli?
sabato 2 febbraio 2013
Per te, papà
Tu che sei lì,
fermo, inerte e con tanta voglia di vivere,
ti stai chiedendo:
“ Perché a me?
Dove e’ andato il Dio?
Perché mi ha abbandonato?”
... Tu che sei stato un padre modello,
un padre da imitare,
combatti!!
Non mollare mai,
neanche quando il mondo ormai
ti sembrerà smarrito,
sperduto.
Immagina di essere
in un mondo diverso,
dove tutto ha un senso,
dove tutto ti sembrerà incantevole,
solo allora ti sembrerà di sognare
… e allora continua a sognare,
Padre mio !*
da "In cammino" di Patrizia Catenuto"
*(Mio padre nei primi anni della sua malattia.Oggi ha 62 anni ed è allo stato vegetativo, da 22 anni il morbo di pick lo sta uccidendo, ma lui continua a combattere...)
fermo, inerte e con tanta voglia di vivere,
ti stai chiedendo:
“ Perché a me?
Dove e’ andato il Dio?
Perché mi ha abbandonato?”
... Tu che sei stato un padre modello,
un padre da imitare,
combatti!!
Non mollare mai,
neanche quando il mondo ormai
ti sembrerà smarrito,
sperduto.
Immagina di essere
in un mondo diverso,
dove tutto ha un senso,
dove tutto ti sembrerà incantevole,
solo allora ti sembrerà di sognare
… e allora continua a sognare,
Padre mio !*
da "In cammino" di Patrizia Catenuto"
*(Mio padre nei primi anni della sua malattia.Oggi ha 62 anni ed è allo stato vegetativo, da 22 anni il morbo di pick lo sta uccidendo, ma lui continua a combattere...)
venerdì 25 gennaio 2013
La voce invisibile del vento
Ieri dal parrucchiere parlando con la ragazza che mi stava facendo la piega ho scoperto che ama leggere, così le ho detto che ho scritto 3 libri e e...voilà le ho venduto l'ultimo "Comiche in Cassa". Dopo lei mi ha detto che sta leggendo un libro molto bello, mi ha raccontato la trama e me ne sono subito innamorata, forse perchè amo questo genere o forse perchè nel mio "futuro" libro c'è anche lui la pre-morte.
Cosa ne pensate? Lo avete letto? Io non ho mai letto nessuno dei suoi libri.

La trama e le recensioni di La voce invisibile del vento, romanzo di Clara Sánchez edito da Garzanti. Dopo l'incredibile successo del Profumo delle foglie di limone, un fenomeno editoriale unico, ancora nella classifica dei bestseller a un anno dall'uscita, Clara Sánchez torna con un romanzo dalla forza dirompente. La voce invisibile del vento racconta una storia di fiducia e di perdono, di colpa e di memoria individuale, di amore e di segreti, una storia che sarà impossibile dimenticare. Spagna, località di Las Marinas. La luce si è ritirata verso qualche luogo nel cielo. Il buio della notte avvolge le viuzze del paese e il mare è nero come la pece. Julia ha perso la strada di casa: è circondata dal silenzio e sente solo la voce del vento che soffia dal mare, e profuma di sale e di fiori. Non ricorda cosa sia successo: era uscita a prendere del latte per suo figlio, ma sulla strada del ritorno all'improvviso si è ritrovata in macchina senza soldi, documenti e cellulare. In pochi minuti quella che doveva essere una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. Per le strade non c'è nessuno, le case sulla spiaggia sembrano tutte uguali e Julia non riesce a ritrovare l'appartamento nel quale l'attendono il marito Félix e il figlio di pochi mesi. Prova a contattarli da un telefono pubblico, ma la linea è sempre occupata. Tutto, intorno a lei, è così familiare eppure così stranamente irreale. Tra le vie oscure e labirintiche c'è solo una luce, quella di un locale notturno. A Julia non resta altra scelta che raggiungerlo, nella speranza di trovare qualcuno che l'aiuti. Qui, quasi ad aspettarla, c'è un uomo, un tipo affascinante, con la barba incolta e l'accento dell'Est Europa, che sembra sapere tante, troppe cose su di lei. Si chiama Marcus: Julia ha la sensazione di averlo già incontrato da qualche parte. Fidarsi di lui è facile. Eppure Marcus non è quello che sembra e nasconde qualcosa, come ha appena scoperto anche Félix, che sta cercando in tutti i modi di riavere Julia con sé. Ma la donna può affidarsi solo a sé stessa. Deve ascoltare il vento che continua a soffiare intorno a lei. Deve capire cosa sta accadendo. Perché è lì, nel suo istinto di sopravvivenza, che può trovare finalmente la strada di casa.
Clara Sánchez vive a Madrid. Ha pubblicato alcuni romanzi inediti in Italia, ma tradotti in molti altri paesi, e ha vinto il Premio Alfaguara nel 2000 con Últimas noticias del paraíso. Con Il profumo delle foglie di limone, in cima alle classifiche di vendita spagnole per oltre un anno, ha raggiunto la fama mondiale.
Cosa ne pensate? Lo avete letto? Io non ho mai letto nessuno dei suoi libri.
La trama e le recensioni di La voce invisibile del vento, romanzo di Clara Sánchez edito da Garzanti. Dopo l'incredibile successo del Profumo delle foglie di limone, un fenomeno editoriale unico, ancora nella classifica dei bestseller a un anno dall'uscita, Clara Sánchez torna con un romanzo dalla forza dirompente. La voce invisibile del vento racconta una storia di fiducia e di perdono, di colpa e di memoria individuale, di amore e di segreti, una storia che sarà impossibile dimenticare. Spagna, località di Las Marinas. La luce si è ritirata verso qualche luogo nel cielo. Il buio della notte avvolge le viuzze del paese e il mare è nero come la pece. Julia ha perso la strada di casa: è circondata dal silenzio e sente solo la voce del vento che soffia dal mare, e profuma di sale e di fiori. Non ricorda cosa sia successo: era uscita a prendere del latte per suo figlio, ma sulla strada del ritorno all'improvviso si è ritrovata in macchina senza soldi, documenti e cellulare. In pochi minuti quella che doveva essere una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. Per le strade non c'è nessuno, le case sulla spiaggia sembrano tutte uguali e Julia non riesce a ritrovare l'appartamento nel quale l'attendono il marito Félix e il figlio di pochi mesi. Prova a contattarli da un telefono pubblico, ma la linea è sempre occupata. Tutto, intorno a lei, è così familiare eppure così stranamente irreale. Tra le vie oscure e labirintiche c'è solo una luce, quella di un locale notturno. A Julia non resta altra scelta che raggiungerlo, nella speranza di trovare qualcuno che l'aiuti. Qui, quasi ad aspettarla, c'è un uomo, un tipo affascinante, con la barba incolta e l'accento dell'Est Europa, che sembra sapere tante, troppe cose su di lei. Si chiama Marcus: Julia ha la sensazione di averlo già incontrato da qualche parte. Fidarsi di lui è facile. Eppure Marcus non è quello che sembra e nasconde qualcosa, come ha appena scoperto anche Félix, che sta cercando in tutti i modi di riavere Julia con sé. Ma la donna può affidarsi solo a sé stessa. Deve ascoltare il vento che continua a soffiare intorno a lei. Deve capire cosa sta accadendo. Perché è lì, nel suo istinto di sopravvivenza, che può trovare finalmente la strada di casa.
Clara Sánchez vive a Madrid. Ha pubblicato alcuni romanzi inediti in Italia, ma tradotti in molti altri paesi, e ha vinto il Premio Alfaguara nel 2000 con Últimas noticias del paraíso. Con Il profumo delle foglie di limone, in cima alle classifiche di vendita spagnole per oltre un anno, ha raggiunto la fama mondiale.
giovedì 24 gennaio 2013
I magnifici 7
Oggi la nostra carissima amica Anima di Carta ha postato un interessante post, che sembra proprio scritto per me!!! Vi faccio il copia e incolla perchè vorrei lasciarlo qui sul mio blog, così un giorno si e l'altro anche lo leggerò per ricordarmi di Dover scrivere e non perdere del tempo prezioso.
Basta con questa scusa e datti da fare!
Forse non è una vera e propria scusa, in quanto è proprio vero che non ho molto tempo da dedicare a ciò che mi piace davvero e tutti i giorni devo combattere per trovare un po' di tempo in cui mandare tutto al diavolo e impormi di scrivere. E forse oltre a un momento tutto per sé serve a volte anche un angolo in senso spaziale, un posto particolare che ci aiuti a conservare la concentrazione. Per esempio un computer senza accesso a internet...
Se non c'è questo forte imperativo a farlo, se non c'è vera passione, vero divertimento e vero piacere, allora la scusa "che scrivo a fare?" avrà di certo la meglio su di noi. E forse è giusto così.
Le 7 mie migliori scuse per non scrivere
1) Non sono ispirata.
Chi non conosce quella magica sensazione che ti fa volare sulla tastiera, che ti tiene occupata la mente, che ti assorbe completamente? Momenti che non sono mai destinati a durare perché l'ispirazione va e viene, lo sappiamo bene. Se aspettiamo la visita della Musa per scrivere, dubito che finiremo mai un libro. Eppure, quanto spesso mi dico "non scrivo perché non sono ispirata"o la sua variante "non sono in vena"... Forse perché sono troppo affezionata a quei momenti magici, a quell'intensità. Eppure, di fatto la scrittura non è fatta solo di ispirazione, ma anche di duro lavoro. Qualche volta bisogna forzarsi, anche se non si è "in vena".Basta con questa scusa e datti da fare!
2) Non ho tempo.
Ritagliarsi un angolo per scrivere è la sfida di tutti. Gli impegni quotidiani incombono, che si tratti di lavoro, faccende di casa, amici, vita sociale o altro. La verità è che il tempo non c'è o è pochissimo. Quindi è fin troppo facile crearsi delle giustificazioni con se stessi dicendo: non posso scrivere ora perché ho mille altre cose da fare.Forse non è una vera e propria scusa, in quanto è proprio vero che non ho molto tempo da dedicare a ciò che mi piace davvero e tutti i giorni devo combattere per trovare un po' di tempo in cui mandare tutto al diavolo e impormi di scrivere. E forse oltre a un momento tutto per sé serve a volte anche un angolo in senso spaziale, un posto particolare che ci aiuti a conservare la concentrazione. Per esempio un computer senza accesso a internet...
3) Che scrivo a fare?
Considerato il mondo editoriale, è meglio lasciar perdere: questo mi dico, a volte. La demotivazione è una scusa a portata di mano e anche ben fondata. Eppure, si scrive per ben altre ragioni che non la pubblicazione o la fama, non è così? Allora, in momenti di debolezza, in cui la voglia di scrivere si scontra con una realtà scoraggiante, è bene che io mi ricordi del vero motivo, la ragione completamente interiore, per cui ho bisogno di mettere nero su bianco storie e pensieri.Se non c'è questo forte imperativo a farlo, se non c'è vera passione, vero divertimento e vero piacere, allora la scusa "che scrivo a fare?" avrà di certo la meglio su di noi. E forse è giusto così.
4) Forse ciò che sto scrivendo non vale nulla.
Di solito le crisi di autostima arrivano verso la fine del romanzo, perché all'inizio sono sempre spinta da una grande ondata creativa che mi impedisce di fermarmi a riflettere sulla qualità di ciò che sto scrivendo. Poi però vengono i tanti dubbi e con essi arriva anche la scusa che è inutile proseguire perché forse dopotutto non ne vale la pena di investire tempo ed energie in questo progetto. Non è facile uscire da questo piccolo impasse. Anche perché in questa fase (cioè quando ancora non ho finito il libro) non faccio leggere quello che ho scritto a nessuno. E' una regola che mi sono data tempo fa, perché trovo che non ha senso far leggere qualcosa di non definitivo. E quindi non resta che farsi da soli un'iniezione di autostima e andare avanti!
5) Lo faccio domani. Che fretta c'è?
Considerato che si tratta di un hobby, non c'è nessuna scadenza, nessuno che ci pungola o prema per farci scrivere. La maggior parte di noi non guadagna abbastanza per poter vivere della sua scrittura, dunque non si può considerare un lavoro.
La conseguenza di ciò è che spesso rimando quest'attività a un altro giorno, a un momento in cui magari l'urgenza di farlo sarà forte e diventerà impossibile tergiversare.
Il problema è che così si perde l'occasione preziosa, il momento giusto, e magari anche l'ispirazione. Poi per una curiosa legge, più si ha tempo libero, meno si ha voglia di scrivere...
La conseguenza di ciò è che spesso rimando quest'attività a un altro giorno, a un momento in cui magari l'urgenza di farlo sarà forte e diventerà impossibile tergiversare.
Il problema è che così si perde l'occasione preziosa, il momento giusto, e magari anche l'ispirazione. Poi per una curiosa legge, più si ha tempo libero, meno si ha voglia di scrivere...
6) Ho altro per la testa, ora.
Ultimamente ho parecchi pensieri che ronzano nella mente, questioni su cui prendere decisioni importanti, preoccupazioni varie. E' un dato di fatto, non una scusa. Però è giusto sacrificare per questo qualcosa che mi piace, mi rilassa, mi appaga come? Probabilmente no. Mio marito mi sprona spesso a non lasciarmi condizionare da queste "altre questioni" e dedicarmi, invece, non appena posso a scrivere. Credo proprio che abbia ragione, anche se purtroppo non è facile lasciarsi alle spalle le preoccupazioni e i pensieri.
Cose più importanti a cui pensare ce ne saranno sempre: la sfida, per quanto mi riguarda, è imparare a chiuderle fuori dal mio angolo di scrittura.
Cose più importanti a cui pensare ce ne saranno sempre: la sfida, per quanto mi riguarda, è imparare a chiuderle fuori dal mio angolo di scrittura.
7) Ho il blocco dello scrittore.
Di questo argomento ho parlato davvero tanto su questo blog e molto trovate anche sul web, come se fosse una specie di malattia da cui guarire e possibilmente proteggersi. Ma quante volte è solo una scusa per non sforzarsi un po'? Magari siamo solo arrivati a un punto del libro "difficile" e dobbiamo impegnarci di più per portare avanti la storia. Mi accorgo che a volte è proprio così. Non sempre la storia scorre liscia, ho bisogno di fermarmi a riflettere e mettermi d'impegno a tirare fuori il seguito. Quando poi faccio uno sforzo di volontà, mi rendo conto che non avevo proprio nessun blocco.
Tratto dal blog : http://animadicarta.blogspot.it/
Iscriviti a:
Post (Atom)




Riguardo al tempo lo so, anche per me passano giorni senza che riesca anche solo ad avvicinarmi al pc!!! Diciamo che la mia "battaglia" è per scrivere almeno 4-5 fogli A4 (per capirci) a settimana, che corrisponderebbero a 1000 parole. Lo so che è poco, perché uno scrittore normale 1000 parole le scrive in un giorno, ma è più importante che seguiamo la nostra famiglia che le pagine scritte, non trovi? La scrittura è un dono che nasce proprio perché siamo felici (o proviamo ad esserlo) con i nostri cari. Un abbraccio grande, voglio essere tra le tue prime lettrici del nuovo libro! E lo passerò anche ai miei figli di 12 e 10 anni!